IL CORAGGIO DI AGIRE

 

Nella vita ci sono dei momenti in cui capisci che quello che hai immagazzinato è stato acquisito per qualcosa che accadrà e che sicuramente ti permetterà di aiutare chi è in difficoltà.

Chi si avvicina alle cosiddette “terapie olistiche” sa che entrerà a far parte di un mondo immenso di possibilità che si schiudono in noi .

Ho cominciato con l’energia universale, un gruppo che si era formato alla fine degli anni novanta e che insegnava a conoscere bene i chakra, ad “aprirli” e a farli funzionare bene, sia a se stessi che agli altri.

I chakra, secondo le varie discipline orientali  sono dei punti ben precisi del corpo umano a cui corrispondono  organi e determinate capacità.

Non paga mi sono avvicinata alla cristalloterapia, che, come dice la parola usa i cristalli sempre per attivare e curare i chakra.

Poi mi sono interessata allo sciamanesimo, questo approccio decisamente diverso, una correlazione tra terra animali e cielo dove l’uomo spazia tra varie dimensioni aiutato dal ritmo ipnotico dei tamburi.

Poi ho frequentato i corsi di pranic healing, che basano i loro trattamenti energetici sul  principio fondamentale di pulizia energetica  dei chakra e dei meridiani che attraversano il corpo.

Infine ho “trovato” il reiki.

Il reiki è una antica disciplina giapponese che, armonizzando chakra e meridiani, usando una procedura e delle formule, attua  una guarigione energetica e di conseguenza fisica.

Ho espresso in poche e spero chiare parole il mio percorso per farvi  capire meglio quanto mi è successo.

Devo anche precisare un’altra cosa.

Quando si assimilano certi antichi insegnamenti, dentro di noi si forma una consapevolezza diversa degli altri e dei loro bisogni, viene spontaneo offrire il proprio intervento per aiutare.

Ma, e qui mi riferisco al titolo, spesso si incontra scetticismo e critica, addirittura paura, quasi in questi trattamenti vedessero una parte di stregoneria.

Il rifiuto capita spesso e addirittura in certi casi mi è capitato di “perdere “ delle amicizie spaventate da quello che esercitavo.

All’inizio ero molto entusiasta e prodiga di aiuti, poi ho capito che è meglio aspettare il momento in cui una persona viene “chiamata” e ti chiede aiuto, ben sapendo che il trattamento va al di là di quello puramente fisico.

Un’altra importante puntualizzazione: ho sempre pensato che la medicina classica e le terapie energetiche dovrebbero interagire e collaborare, agendo esse su piani diversi e mi auguro che in futuro ciò possa accadere.

Faccio un rapido esempio. Mi trovavo al pronto soccorso con mia madre che aveva avuto un attacco allergico. Nella sala d’aspetto c’erano tante persone che aspettavano di essere ricevute dai medici.

Parecchie doloranti. In particolare c’era una anziana signora che piangeva e si lamentava di dolori forti, era su una sedia a rotelle e il marito vicino a lei  cercava di consolarla.

Mi sono avvicinata e ho chiesto se potevo fare qualcosa per farla stare meglio. Mi dissero di si. Cominciai a trattarla con il reiki, dopo cinque minuti la signora si era addormentata. Subito mi si avvicinarono due giovani con una bambina e mi chiesero spontaneamente di trattarla.

Stette meglio anche lei. In quel momento mi sono domandata, se negli ospedali permettessero a volontari di terapie energetiche  di agire mentre i malati aspettano le cure, che conforto sarebbe per i pazienti  che non si sentirebbero abbandonati per ore al loro destino?

Collaborare, interagire, creare una rete che avvolga il paziente sotto tutti gli aspetti.

Ora vi racconterò il caso più eclatante che mi è successo.

Poco tempo fa , mentre rientravo da un viaggio all’estero, eravamo in volo da più di un’ora e mancava altrettanto all’arrivo, noto un trambusto qualche fila davanti a me.

Ci sono delle persone in piedi che si chinano su una ragazza che sembra stare molto male. Arriva la hostess con i sacchetti per il vomito. Niente da fare, sembra non risolversi così. La hostess prende l’ossigeno e cercano di darlo alla ragazza. Le persone in piedi, i genitori ,erano agitatissimi e la cosa sembrava non placarsi.

Alla fine la hostess va al microfono e chiede, in francese, se c’era un medico tra i passeggeri.

Si alza un italiano qualche fila dietro me, va dalla ragazza, misura la pressione e ausculta il cuore. Fa bere alla ragazza dell’acqua e dopo un po’ saluta i genitori e torna al suo posto.

Io continuo a vedere i genitori disperati e a quel punto mi faccio coraggio, mi avvicino, per fortuna erano italiani, e chiedo se posso provare ad agire. Mi chiedono cosa potrei fare e io semplicemente dico reiki, una disciplina olistica. Il padre e la madre mi guardano negli occhi e percepisco fiducia nei miei confronti, mi dicono si fai qualsiasi cosa non conosciamo il reiki ma ti lasciamo fare.

Guardo la ragazza, era sdraiata con la testa in braccio alla mamma. Mi spiegano che è in preda ad un attacco di panico, ogni tanto ne va soggetta. E’ completamente rigida, con spasmi alle mani e un tremito incontrollabile in tutto il corpo, il respiro affannoso quasi rantolante.

Mi siedo al suo fianco, mi collego  e chiedo  aiuto di guidarmi in un intervento mai fatto prima. Inizio la terapia seguendo l’ordine prestabilito quando una voce mi dice di mettere le mani sulla pancia della ragazza.

Eseguo e mi lascio andare sentendo l’energia fluire attraverso me e attraversare il ventre della ragazza.

Dopo qualche minuto il tremito comincia a calmarsi, il respiro rallenta, gli spasmi alle mani si sciolgono e la ragazza mi guarda incredula.

I genitori hanno le lacrime agli occhi, mi chiedono cosa è il reiki, il padre mi dice che si informerà.

Torno al mio posto, emozionata profondamente per aver potuto aiutare e ancora attraversata da quel flusso d’amore.

Vedo la ragazza seduta in mezzo ai genitori, che ritorna allo stato normale.

Arriva la hostess e mi chiede cosa ho fatto. Rispondo reiki e lei spalanca la bocca in un ahhhhh, chissà se lo conosce.

Quando scendiamo, al ritiro bagagli la famiglia mi si avvicina e mi ringrazia.

E’ stato un momento toccante in cui ho sentito di essere uno strumento dell’energia e credo che questo avvenimento abbia lasciato una traccia nella famiglia, sicuramente si avvicineranno alle terapie energetiche se non altro per capire quanto successo.

Il medico senza strumenti, calmanti o iniezioni rilassanti non ha potuto fare niente.

Io, con le mie mani, si.

Con l’amore che guida ogni cosa.

Daniela Abbate

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