La Luce, il male e l’oscurità in un percorso di Consapevolezza

Nella società umana l’essere umano è abituato a vivere secondo schemi prefissati da chi detiene il potere economico, religioso, politico e scientifico.

Grazie a tali schemi, o regole comportamentali, o leggi, sei etichettano in appartenente e membro della società oppure visto come un reietto, un diverso.

Su questa base si giudica tutto ciò che si palesa ai nostri occhi come ciò che è bene e ciò che è male, in positivo e negativo, in ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e quindi in sintesi, in Luce ed oscurità.

Essendo il Piano materiale l’espressione principale della dualità, il giudizio diventa il mezzo principale per la sua attuazione: la separazione!

Attraverso il giudizio si separa e tale separazione porta l’essere umano a sprofondare ancor di più nella materia. Diviene ancor più vittima di se stesso… e non solo.

L’ego umano è il mezzo che aiuta nella separazione perché divide ma al tempo stesso rappresenta anche la spinta animica alla ricerca delle soluzioni. L’ego non va annientato ma va armonizzato, la sua spinta è utile per la ricerca interiore, spesso quello che invece non è utile sono le modalità con cui ciò avviene: le emozioni associate.

Il Discernimento è fondamentale in un percorso di Consapevolezza!

La separazione è quindi illusoria da un punto di vista spirituale. Infatti spiritualmente parlando si ha una comprensione degli eventi più ampia, si ha o si ricerca una visione d’insieme e si guardano gli stessi eventi attraverso l’accettazione del senso profondo che è all’origine di tali manifestazioni.

In un Percorso di Consapevolezza si accolgono i conflitti e il dolore e se ne riconosce il valore e l’importanza: sono necessari!

Nell’essere umano, il conflitto, il dolore, il vuoto non sono altro che espressioni della lontananza dal Padre Celeste. Infatti quando il processo di trasformazione psico-spirituale raggiunge il suo stadio finale e decisivo, esso produce talvolta un’intensa sofferenza e un’oscurità interiore che è stata chiamata dai mistici cristiani “notte oscura dell’anima”.

I suoi caratteri la fanno rassomigliare molto alla malattia chiamata “psicosi depressiva” o melanconia.

Tali caratteri sono: uno stato emotivo d’intensa depressione, che può giungere fino alla disperazione; un senso acuto della propria indegnità; una forte tendenza all’autocritica e all’autocondanna, che in alcuni casi giunge fino alla convinzione di esser perduti o dannati; un senso penoso di impotenza mentale; l’indebolimento della volontà e dell’auto-dominio; un disgusto e una grande difficoltà ad agire.

Questa strana e terribile esperienza non è, malgrado le apparenze, uno stato patologico; essa ha un grande valore.

 

A questa, che è stata anche chiamata la “crocefissione mistica” o “morte mistica”, segue la gloriosa resurrezione spirituale che pone fine ad ogni sofferenza e ad ogni disturbo, dei quali è sovrabbondante il compenso che costituisce la pienezza della salute spirituale.

 

Quindi attraverso un momento molto difficile nella vita di molte persone, l’esperienza della “notte oscura dell’anima”, si può arrivare alla liberazione dell’Anima imbrigliata nella corporeità e quindi un evento apparentemente negativo porta ad un risultato estremamente positivo.

 

Il dolore quindi spinge l’essere umano alla ricerca del non dolore, cioè lo star bene.

I conflitti quindi spingono l’essere umano alla ricerca della soluzione del conflitto che vivono esternamente che sono però una trasposizione del conflitto che vivono internamente.

Quindi ciò che viene etichettato come negativo o malevolo, il dolore e il conflitto, creano la spinta al lavoro su di sè per ricercare il benessere e la pace esterna ed interna, quindi apparentemente, tutto ciò sembra positivo e benevolo e lo è.

Senza il dolore e il conflitto nulla spingerebbe l’essere umano alla ricerca delle soluzioni che in realtà è la ricerca di se stesso e del senso dell’esistenza.

Senza ciò che quindi viene visto come negativo non si potrebbe ricercare o risalire a ciò che è positivo. Quindi se ciò che fa male porta a star bene in realtà, il male è una forma diversa di bene.

Questo si evince anche dal concetto di oscurità che in realtà è solo come nel caso del male, una errata interpretazione: l’oscurità non esiste.

Infatti, dal punto di vista scientifico ciò che si misura è la Luce e lo sua carenza eventualmente ma tutto è sempre rapportato e valutato secondo la Luce.

L’ego disarmonico e il giudizio, unito alle credenze sociali e religiose sono quindi gli strumenti che consento la piena separazione, portano dolore e conflitto e la pienezza dell’esperienza terrena. La consapevolezza di ciò, porta in un cammino alla ricerca delle risposte fondamentali dell’esistenza.

Quindi in un percorso di consapevolezza è necessario uscire dal giudizio e dalla separazione per guardare tutto ciò che si muove con comprensione, accettazione e spesso con compassione verso chi vive le miserie umane credendo che non ci sia altro al di fuori che quello che gli è stato sempre socialmente detto. Bisogna avere inoltre molto Amore per noi stessi, per ciò che abbiamo vissuto e per ciò che stiamo conquistando, ricordando che tutto ciò che esiste è fuoriuscito dalla LUCE, buio compreso.

A seguire un video non recente ma in linea con quanto espresso.

 

Sama’El



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