La Palma… Antico e Glorioso Simbolo del Trionfo dopo la Lotta!

Il giorno seguente, la grande folla che era venuta per la festa,
udito che Gesù veniva a Gerusalemme,
prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando:
«Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore,
il Re d’Israele!».
Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:
Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto su un puledro d’asina’.
(Gv 12,12-15)

La palma da datteri (Phoenix dactylifera), il Principe delle Piante, è una delle specie vegetali più antiche al mondo, tanto che molti resti fossili ritrovati risalgono all’Età del Cretaceo e del Giurassico.
Era nota sin dall’antichità tra gli Egizi, i Cartaginesi, i Greci, i Romani, i Berberi per i suoi frutti eduli chiamati datteri, ma non solo, e insieme all’ulivo, è un simbolo molto importante della Settimana Santa, essendo anche l’emblema della domenica che precede la Pasqua.
Per la sua innata qualità di slanciarsi verso l’alto, verso il cielo, la palma era un simbolo del collegamento tra il terreno e il divino: la sua simbologia connette l’uomo con i misteri della vita, perché il suo significato va indietro nel tempo e nello spazio.

 

L’antica simbologia della palma si collega all’Oriente, cioè alla terra dove maggiormente si trova questo albero slanciato e vigoroso con possenti pennacchi di foglie disposti a raggio come quelli del Sole. Si pensava che la pianta nel fiorire e generare i frutti (e quindi i semi) morisse: il legame con la morte è quindi dovuto a una simbologia di sacrificio. Oggi la parola sacrificio ha un’aura negativa, sta a indicare qualcosa di pesante, oscuro, spiacevole… una tortura!
Ma l’etimologia di questa parola è lontana dal significato che le viene ‘affibbiato’ oggi… viene dal latino sacrum ‘azione sacra’ e facere ‘fare’: ‘rendere qualcosa sacro’, ‘agire in modo sacro’.

Il suo significato è quello della Vittoria, dell’Ascesa, della Fertilità, della Longevità, della Regalità, della Rinascita e dell’Immortalità. Si collega anche all’Ave Fenice e ha la funzione di Albero della Vita. La palma della Dea della Vittoria (Palmaris per i Romani, Nike per i Greci, raffigurata con una palma e una corona di alloro, così come oggi è incisa sulle medaglie olimpiche) -iconografia molto diffusa in epoca romana e presente sin dall’epoca paleocristiana- è legata a un passo dei Salmi di Salomone (91, 13), dove si dice che ‘Il giusto fiorirà come la palma, crescerà come il cedro del Libano’: la palma infatti, quando sembra oramai morta, produce un’infiorescenza… così come l’Ave Fenice rinasce dalle sue ceneri, come la Virtù dell’Essere viene alla luce quando si libera delle catene dell’ego, come Sophia (la Conoscenza, l’Anima) riconquista la Pistis (il Potere, la Fede: il Potere della Fede), come l’Eremita dei Tarocchi Egizi, il ‘ramingo’, raggiunge la meta del suo peregrinare.
Si racconta che il Tempio di Re Salomone fosse riccamente ornato con immagini e rilievi di palme.

La simbologia della Domenica delle Palme richiama proprio l’entrata trionfale di Gesù il Cristo a Gerusalemme (Yerushalayim) che significa ‘Città della Pace’ (nei testi accadici -assiro-babilonesi- la città era chiamata Urusalim, appunto la ’Città della Pace’).
Certo, nell’immagine di questa entrata trionfale il significato simbolico è profondo e articolato: l’Energia Cristica, nella figura del Gran Kabir Gesù, entra ‘trionfante’ nella Città della Pace a cavallo di un asino (simbolo della mente o meglio del Corpo Mentale) e viene accolto da una folla inneggiante che, sollevando delle palme, lo saluta con ‘Osanna!’ (hoshana in ebraico significa ‘aiutaci, salvaci’; il termine greco osannά è un grido di gioia ed esultanza, di reverenza e adorazione).

È un momento ben preciso del cammino iniziatico: la Mente, ora Cristificata, entra trionfante nella Gerusalemme Celeste! Anche la corona di spine che verrà messa sul capo del Cristo rappresenta la cristificazione della mente.
Oramai, non è più una mente esteriore, analitica, razionale… ma, attraverso, la morte mistica è divenuta mente cosciente, mente interiore… ha ‘incarnato’ la Forza Cristica… solo a queste condizioni può entrare nella Città della Pace, tornando alla Casa del Padre/Madre, tornando alla Sorgente.
Questa simbologia anticipa quello che verrà poi descritto nel dettaglio nella Passione, Morte e Resurrezione del Figlio dell’Uomo.

Le popolazioni precolombiane la usavano per ricoprire e proteggere i tetti, per loro era infatti un simbolo di ‘protezione’. Dall’Indo al Caspio, la palma era un simbolo divino di ‘immortalità’… sempreverde, non teme le tempeste marine, né i venti caldi e sabbiosi del deserto e dona i suoi frutti, i datteri, per sfamare gli abitanti del deserto.
Secondo un detto arabo, la palma cresce con la testa rivolta al Sole e i piedi nell’Acqua (la Luna), e nelle immense distese del deserto, indicava la presenza di acqua. Per questo simboleggiava la vita e la ri-nascita.

I popoli dell’Asia Minore usavano le foglie di palma da dattero per i rituali funebri, così come in Occidente si utilizza la corona… sono entrambi due simboli molto antichi, come abbiamo già visto, il cui significato si riferisce comunque alla Morte Mistica, non fisica.
Gli antichi Romani, così come i Greci, usavano offrire ai vincitori un ramo di palma e durante le Crociate era utilizzato, insieme ad altri simboli, dai Cavalieri Templari che ne conoscevano molto bene il significato occulto.
Nel Rinascimento la palma è stata anche utilizzata come simbolo della Pace, ma poi è stata la pianta dell’ulivo ad assumere questa simbologia in modo primario.

La palma si incontra su epigrafi sepolcrali, sarcofagi, affreschi, lastre e stemmi, spesso unita al monogramma del Cristo.
Anche molti mosaici raffigurano persone che portano in mano i rami delle palme: sono gli Iniziati che hanno riportato la Vittoria.
Questa pianta è anche un’immagine della Divina Maria, madre di Gesù il Cristo, con riferimento al brano de Il Cantico dei Cantici: ‘La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni a grappoli’. La palma e la vite sono due simboli esoterici di importanza fondamentale: il Trionfo sulla Morte e la Vita Eterna.

La Legenda Aurea scritta dal frate domenicano Jacopo da Varagine (Varazze) riprese dal Vangelo Apocrifo di Matteo l’episodio della palma che, durante la fuga in Egitto, si inchinò perché Maria e Giuseppe potessero coglierne i datteri e fece sgorgare tra le radici una sorgente di acqua fresca.
La scena rappresenta il Paradiso perduto e ritrovato e la Sorgente, alle radici dell’albero, simboleggia la Fonte della Vita.
La palma dà protezione e ristoro alla Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto; Maria, stanca per il troppo calore del sole nel deserto, vede un albero di palma e chiede a Giuseppe di riposare all’ombra dell’albero… e la palma diventa l’albero benedetto da Dio.

Secondo la Dormizione di Maria, narrata da Giovanni Evangelista, su invito del Cristo un Angelo reca dal Paradiso un ramo di palma alla madre di Dio come segno della sua morte imminente, si tratta ovviamente della sua Morte Mistica. Maria lo porge a Giovanni apostolo ed evangelista perché, a sua volta, lo posi davanti alla bara il giorno della sua sepoltura.
A volte, il ramo è raffigurato con sette punte, simbologia che evolverà nelle sette spade di Maria, cioè i sette corpi cristificati, i sette sigilli ‘aperti’ delle Chiese (i chackra): simboli della pienezza spirituale e cosmica.
Da un punto di vista iconografico, situata tra l’Alfa e l’Omega, la palma è il simbolo del Cristo, dell’Energia Cristica e collocata accanto a dei personaggi (per esempio, gli apostoli) significava che costoro avevano ottenuto il ‘trionfo’ della Morte Mistica.

La Scuola Pitagorica considerava il 7 amitor, ‘senza madre’, in quanto non era prodotto da fattori ma ‘generato solamente dall’unità’. Era inoltre considerato ‘veicolo di Vita’, perché formato dal numero 4 -azione, materia, femminile- più il 3, Spirito, sapienza, maschile.
Il Buddismo definisce l’uomo saptaparna, ‘la pianta a sette foglie’ perché gli attribuiva 7 principi.

Nell’antica Grecia la palma era rara, dunque quest’albero veniva dall’Egitto e dalla Mesopotamia e con esso anche la sua simbologia. Probabilmente, è per questo motivo che i vincitori dei Giochi di Olimpia venivano presentati con una una corona di rami d’ulivo e di palma, come antico significato di Trionfo e Vittoria. Gli antichi Greci chiamavano questo albero phoenix, come la mitica Ave Fenice che si cibava di perle e incenso e costruiva un nido a forma di uovo (altro simbolo esoterico iniziatico: l’Uovo Cosmico) e che, dopo aver vissuto 1461 anni, si adagiava nel centro del nido e si dava fuoco per rinascere dalle proprie ceneri. E dopo un incendio, la palma è la prima pianta a poter ‘ri-vegetare’, a sapersi ‘ri-generare’.

Anche il numero 1461 è simbolico: la somma dei numeri che la compongono è 12, e la somma di 1+2 è uguale a 3, il numero che crea, la Creazione, quindi. Mentre il 12 rappresenta comunque un ciclo: i dodici mesi dell’anno, i dodici segni zodiacali, le dodici ore diurne e notturne, i dodici sali tissutali di Schussler (i 12 minerali fondamentali che costituiscono la cellula umana e che ne mantengono la salute e, di conseguenza, anche quella dell’organismo).
Infatti, il grande anno egizio constava proprio di 1461, al termine del quale ‘il Cosmo si ri-generava’.

 

 

 

Ishtar, la Dea sumera della Fertilità, si sposò con il Dio Dummuzi, divinità della Crescita e della Fruttificazione delle palme da dattero.
Alla palma con due serpenti è collegata la Dea fenicia e cartaginese Tanit, la ‘Grande Madre’… era la Dea della Natura, della Fertilità e dell’Amore. Come tutte le ‘grandi madri’ presiede il nascere, il crescere e il morire, il ciclo della vita e delle morte.

Gli Egizi associavano la palma alla Dea Hathor, ‘la Signora della palma da dattero’, il cui capo era sormontato da un paio di corna bovine fra cui splende un disco solare, la ‘Grande Giovenca Celeste che creò il Mondo e il Sole’. Era Patrona dell’Amore e del Parto e Protettrice delle Arti, della Musica, del Canto e della Danza… la ‘Grande Madre dai molti nomi’.
Dea della Rigenerazione che avviene, però, dopo la Distruzione… infatti uno degli aspetti di questa divinità è anche (e qui ricorda la Dea indù Kalì) quello della distruzione intesa come ‘trasformazione’ e, quindi, ‘morte e ri-nacita’.
Uno dei suoi appellativi era Imait, femminile di ima, ‘albero sacro’ e, infatti, spesso nelle scene tombali si vede la palma da datteri, dalla quale la Dea versa l’Acqua della Vita al defunto. Ne Il Libro egiziano dei Morti si legge: ‘Siederò in un luogo puro fra le foglie della palma da datteri della Dea Hathor’… un evidente richiamo alla Immortalità, come la carta numero 13 dei Tarocchi Egizi

È stata trovata una rappresentazione della Dea Iside dipinta tra una corona e una palma che, essendo l’unico albero a cui a ogni novilunio spunta una foglia, rappresenta l’anno solare con i suoi dodici rami (mesi) che rappresentano un anno. Nei Misteri Isiaci, il capo dei neofiti veniva circondato da palme bianche, come raggi brillanti del Sole. Inoltre, gli antichi Egizi consideravano la palma talmente sacra da porre i suoi rami sulle mummie e sui sarcofaghi, come buon augurio per il viaggio nell’Aldilà.

La carta numero 9 dei Tarocchi Egizi nella sua parte centrale ci parla di un anziano eremita che avanza sorreggendosi, con la sua mano destra, al bastone dei Patriarchi -per poter proseguire anche su ‘terreni impervi e non privi di pericolo’- e sostenendo, nella sua mano sinistra, una lampada accesa e sollevata in alto che segnala e illumina il cammino, la lampada di Ermete Trismegisto, della Sapienza.

Questo saggio viandante è avvolto dal mantello di Apollonio, simbolo della prudenza (che vuol dire anche saper tacere quando si deve tacere, e saper parlare quando si deve parlare), ed è sempre in cammino perché vuole proseguire nel suo viaggio verso e dentro la Conoscenza.

Ovviamente, questo viaggio è inteso per essere fatto all’interno di sé, per questo ha bisogno della Luce dell’Essere, della Monade Divina, del Padre/Madre Interiore, dell’Umiltà data dalla Prudenza e del sul bastone dei Patriarchi, che rappresenta la colonna vertebrale con le sue Sette Chiese e i Sette Sigilli.
E dietro di lui si trova la Palma della Vittoria… la vittoria sulla sfera mentale.
Eliphas Levi, noto esoterista francese, nei suoi profondi studi sull’Alta Magia definisce l’Iniziato come ‘colui che possiede la lampada di Trismegisto, il mantello di Apollonio e il bastone dei Patriarchi.

Nella parte superiore della carta c’è il Sole che, con i suoi tre raggi (le tre forze primarie: Maschile, Femminile, Energia Alchemica Sessuale), illumina sta scendendo per unirsi alla Luna, che si trova nella parte inferiore della carta rappresentata dalle Acque della Vita. La Luna sale e il Sole scende per unirsi nelle Nozze Sacre… per trasformare, trasmutare i corpi lunari in corpi solari. È la trasmutazione alchemica del piombo in oro.
Gesù il Cristo disse a Nicodemo: ‘In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce di nuovo, non può vedere il Regno di Dio.’ (Gv 3, 3)

Per tutte le antiche e primigenie culture, il ciclo del Sole era il simbolo del ciclo della Vita, della sua Evoluzione e la fenice –l’Uccello di Fuoco– era sacra alla città solare di Eliopoli (elios, ‘Sole’ e polis, ‘città’). Analogamente, le foglie della palma -simili a raggi solari- collegano il mitico uccello all’Astro Re.


Nell’Inno Omerico ad Apollo, la Dea Latona, o Leto, dà alla luce Apollo e Artemide (Febo e Diana dei Romani) abbracciando una palma proprio per propiziare un parto senza complicazioni. In questo caso, la nascita del Dio del Sole e della Dea della Natura Selvaggia, custode della verginità, della purezza e della fertilità femminile, protettrice delle giovani spose e delle partorienti.
In alcune rappresentazioni, la Dea Diana abbraccia una palma perché ramifica a ogni novilunio, a ogni ‘rinnovarsi’ della Luna.

Nell’Asino d’oro di Apuleio (Libro XI, cap.24) si assiste alla nascita iniziatica di Lucio (da lux, lucis ‘la luce), situato davanti all’immagine di Iside e alla presenza della popolazione, vestito con dodici veli insieme al simbolo della palma: ‘Nella mano destra portavo una fiaccola ardente e una corona di foglie di candida palma, che stavano a guisa di raggi, mi cingeva magnificamente il capo. Ornato a somiglianza del Sole e fermo come una statua, repentinamente tirati via i veli, il popolo mi veniva attorno per vedermi’. Inoltre Lucio narra che nelle processioni dei mistici raffiguranti gli Dei, nel rituale il Dio Anubis agitava una palma mentre guidava le anime: ‘Portava con la sinistra un caduceo, nella destra scuoteva una verde palma’.
Nei Fasti, Ovidio racconta del sogno ‘profetico’ di Rea Silvia prima di partorire Romolo e Remo: vide in sogno i due gemelli con le sembianze di palme portentose, una più alta dell’altra.

La palma, come abbiamo già detto, è associata all’Albero della Vita, alla stessa Energia Cristica… e al trionfo sulla morte.
‘Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide e portavano palme nella mani’. (Apocalisse 7,9)

La palma rappresenta anche l’androginia, simbolo esoterico e alchemico: il retto fusto ricorda il fallo, il lingam e le sinuose foglie e i frutti inneggiano alle gonadi femminili, al principio femminile.
La palma è il perfetto ‘connubio’ tra maschile e femminile, e secondo Jung -lo ‘psicologo del profondo’- la palma simboleggia l’anima.

Perché di tutti gli alberi, questo solo produce un nuovo ramo a ogni novilunio, così che nei dodici rami l’anno è completo.
(I Geroglifici 1,3)

Beatrice Marchetti – Associazione Nuova Terra

 

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