La Simbologia del Solstizio d’inverno

Il solstizio d’inverno è considerato fin dall’antichità come la “nascita della luce”. Astrologicamente nel periodo del solstizio d’inverno, il sole vive il suo maggior declino, per poi tornare a recuperare potenza il 25 dicembre (data che vede nascere la maggior parte di tutte le divinità). Il giorno 21 dicembre il Sole, nel suo moto apparente, raggiunge il punto più basso del percorso sotto l’Equatore celeste, segnando così l’inizio della stagione astronomica nell’emisfero boreale.

Nel tardo impero romano, proprio riferendosi al Solstizio d’Inverno, si parlava di Sol Invictus (Sole invitto) per celebrare il giorno in cui il Sole smetteva di calare sull’orizzonte e rappresentava occasione di festività di vario genere: il Sol Invictus per i pagani, i Saturnalia nell’antica Roma (dal 17 al 23), il Natale per il cristianesimo, Yule nel neopaganesimo.

 

Tracce dei vari culti solari si incontrano in tutto il mondo, dalla Polinesia, all’Africa e alle Americhe, giungendo fino ai nostri giorni.

Solstizio deriva dal latin “sol stat + sistere” il sole sta fermo. Gli antichi credevano che nel momento dei solstizi il sole si fermasse realmente nel suo percorso per tre giorni, per poi riprendere il cammino (o rinascere) – morte e rinascita –  Il solstizio d’inverno, come quello estivo, sono ritenute delle porte eteriche per l’ingresso simbolico a uno stato superiore di consapevolezza. Il solstizio d’inverno è la porta degli dei e quello estivo la porta degli uomini. Il reggente di queste due porte eteriche per i romani era Giano bifronte, per gli egiziani erano i fratelli Seth e Osiride, per i cristiani Gesù e San Giovanni Battista, il primo nato 3 giorni dopo il solstizio d’inverno, il secondo 3 giorni dopo il solstizio d’estate.

Molti furono i miti con cui gli uomini celebravano questo importante passaggio in ogni tempo. Il periodo del solstizio inizia il 13 dicembre, festa della Dea della luce, o Lucia, come è stata ribattezzata dalla chiesa. Nella tradizione romana il 13 dicembre si festeggia Demetra. Queste Dee della luce aiutano ad illuminare questo periodo più freddo e buio dell’anno. Anticamente, durante questo periodo, si accendevano dei grandi fuochi propiziatori. Mentre per la festa di Yule facevano ardere sul fuoco un grande ciocco di quercia, simbolo di forza e avvento sull’oscurità, e di rinascita della luce dopo il buio.

È fondamentale, a questo punto, comprendere come tale rinascita solare rappresenti “solo” il simbolo di una rigenerazione cosmica, in cui il Sole e la Luce sono associati all’idea d’immortalità dell’uomo, che opera la sua seconda nascita spirituale. Sviluppando e superando il proprio stato sottile nella notte del solstizio d’inverno, quando è possibile accedere al deva-yana (“via degli dèi” della tradizione indù) l’uomo può, restaurando in sé l’Adamo Primordiale, intraprendere la strada dello sviluppo sovra-individuale.

Questo è il momento in cui, quando la notte diviene padrona e il buio totale, è necessario mantenere accesa la fiamma della Fede, che al mattino, con l’alba, diverrà trionfante. Nei tarocchi, ciò che meglio identifica tale rinascita di Luce è la lama del Bagatto, che simboleggia la vera essenza dell’uomo, la cui missione è conseguire l’unione fra spirito e materia.

Da un punto di vista individuale, il Solstizio d’Inverno è l’inizio di una silenziosa metamorfosi della propria consapevolezza. In questo breve periodo il tempo cronologico e quello interiore appaiono sospesi, dilatati, quasi immobili. La coscienza attiva di cui il Sole è simbolo si riduce al minimo, e perde quasi del tutto la sua estroversione; crescono al contrario gli impulsi alla riflessione e all’introspezione, legati invece alla Luna e al pianeta Saturno.

È un periodo di profonda trasformazione della coscienza che prevede l’abbandono di vecchie convinzioni per costruire nuovi paradigmi con cui affrontare la vita.

È la nascita del Dio Sole, la Natura inizia a risorgere e le giornate si allungano. Nei paesi nordici l’Alba, simbolo di rinascita, è festeggiata con fuochi e candele per rendere omaggio al ritorno della Luce, del Sole, del Padre, simboli della vita che non finisce mai.

Pochi sanno, che, intorno alla data del 25 dicembre quasi tutti i popoli hanno sempre celebrato la nascita dei loro esseri divini o soprannaturali: in Egitto si festeggiava la nascita del dio Horus, e il padre Osiride si credeva fosse nato nello stesso periodo; nel Messico pre-colombiano nasceva il dio Quetzalcoatl e l’azteco Huitzilopochtli; Bacab nello Yucatan; il dio Bacco in Grecia, nonché Ercole e Adone o Adonis; il dio Freyr, figlio di Odino e di Freya, era festeggiato dalle genti del Nord; Zaratustra in Azerbaigian; Buddha, in Oriente; Krishna, in India; Scing-Shin in Cina; in Persia, si celebrava il dio guerriero Mithra, detto il Salvatore ed a Babilonia vedeva la luce il dio Tammuz, “Unico Figlio” della dea Ishtar, rappresentata col figlio divino fra le braccia e con intorno al capo, un’aureola di dodici stelle, proprio come la Vergine della cristianità.

Ci sono diversi miti e leggende che riguardano i cicli legati a solstizi ed equinozi, tutti simili per un aspetto: i due archetipi opposti (Vita e Morte, Luce ed Ombra, Estate e Inverno) che combattono una lotta eterna. A rappresentare le forze opposte che si combattono nel ciclo delle stagioni un’antica leggenda celtica ancora oggi, racconta del Re Quercia e del Re Agrifoglio. La Quercia è il re della metà crescente dell’anno (durante la quale il giorno si allunga) e l’Agrifoglio è il re dell’altra metà.

Eccovi il magico racconto pieno di simboli e tradizioni:

La Leggenda del Re Quercia e del Re Agrifoglio

Re Agrifoglio e Re Quercia sono due figure della mitologia celtica che rappresentano le due forze gemelle, ma allo stesso tempo contrapposte, che regnano nell’universo. Il Re Agrifoglio rappresenta la stagione umida, l’arrivo del freddo e dell’inverno. Possiamo immaginarcelo come più anziano e più saggio, collegato anche al riposo ed al sacrificio. Il Re Quercia invece ha una connotazione più dinamica ed attiva: egli rappresenta la forza dell’estate e del Sole nel suo pieno splendore.

Queste due forze si sfidano eternamente nel corso degli anni: ad ogni solstizio Re Agrifoglio e Re Quercia si sfidano, perché il tempo possa progredire e la stagione cambiare. Durante il Solstizio d’Inverno il Re Quercia vincerà per permettere che la terra possa nuovamente fiorire e dare frutti. Al contrario durante il Solstizio d’Estate sarà il Re Quercia a soccombere, perché la Terra possa sfiorire e riposare e prepararsi ad un nuovo ciclo.

Possiamo vederle come due facce di uno stesso Dio Cornuto (o Dio della foresta), due facce che rappresentano la dinamica Vita-Morte-Rinascita (o Vita-Morte-Vita) e quindi come un ulteriore riferimento alle forze della natura ed alla ciclicità della vita naturale, materiale, ma anche spirituale. Perché queste forze non moriranno mai per davvero, esse risiedono latenti, in uno equilibrio naturale senza che mai nessuna possa prevalere sull’altra.

 

Articolo tratto dal Percorso: In Viaggio con La Luna

Teresa Columbano – Associazione Nuova Terra –

 

Fonti:
www.wikipedia.it
ilcamminodeinovizi.blogspot.it
www.visionealchemica.it
www.ilcalderonemagico.it
www.ilcerchiodella luna.it
La Terra delle Grandi Madri di M. Pacifici

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