Le Sephiroth nell’Albero della Vita

 

La parola Sefirot è connessa con sefer (scrittura), sefar (computo) e sippur (discorso), che derivano dalla stessa radice SFR. Il significato basilare è considerato come emanazioni: le Sephiroth della
Cabala ebraica sono le dieci modalità o gli “strumenti” di Dio  attraverso cui l’Ein Sof (l’Infinito) si rivela e continuativamente crea sia il reame fisico che la Catena dei Reami metafisici superiori (Seder hishtalshelus).

Le dieci Sephiroth sono:

  • Kèter, corona o diadema regale (centro della volontà creatrice, ispirazione dell’universo)

  • Chokhmàh, saggezza (inizio e fine di tutto, pensiero)

  • Binàh, comprensione, intelligenza (elaborazione e dunque matrice femminile dell’universo)

  • Dàat, conoscenza (grande biblioteca cosmica che racchiude tutte le memorie dell’universo): è la cosiddetta “sephirà nascosta” e normalmente non entra nel computo delle dieci

  • Chèssed, misericordia, grazia (centro dell’organizzazione e della concretizzazione, dell’abbondanza, del potere e dell’autonomia)

  • Ghevuràh, giustizia, potenza, rigore (dimora del “chirurgo celeste” che agisce perché le leggi cosmiche siano rispettate: si tratta del centro maschile dell’universo)

  • Tifèret, bellezza (legame tra i mondi dello spirito e le realtà materiali, questo centro impianta nell’uomo la coscienza)

  • Nèzakh, Vittoria, trionfo (centro della bellezza che ispira, della materializzazione dell’amore)

  • Hod, gloria, onore, eternità (centro che applica le leggi della sephirà di Binah a un livello vicino alla dimensione materiale: si tratta dello stadio finale dell’elaborazione del piano della vita)

  • Yessòd, fondamento (centro che produce la realtà materiale: trasmette le informazioni di provenienza della coscienza superiore di Tiferet verso il mondo fisico e viceversa)

  • Malkhùth, regno (centro che rappresenta la realtà fisica, associata al pianeta Terra).

Le Sephiroth (Sephirot/Sefiroth/Sefirot)  —per la Qabbalah ebraica— sono ciò che era uscito da Dio nell’atto della creazione. Il più delle volte si traduce con “emanazioni”, comunque Dio si espande, col suo “soffio”, e la sua espansione si divide, si ordina nei vasi che sono destinati a contenerla.

Nel significato rabbinico i numeri delle 10 Sephiroth vengono  interpretati cabalisticamente attraverso la lettura della Genesi in cui  si dice che Dio abbia creato il mondo mediante Dieci Pronunciamenti:

  • Genesi 1:3 – “Dio disse: ‘Sia la luce!’. E la luce fu.” (Keter)

  • Genesi 1:6 – “Dio disse: ‘Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque'”. (Chockmah)

  • Genesi 1:9 – “Dio disse: ‘Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto'”. E così avvenne.” (Binah)

  • Genesi 1:11 – “E Dio disse: ‘La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie'”. E così avvenne.” (Chesed)

  • Genesi 1:14-15 – ” Dio disse: ‘Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra’. E così avvenne”. (Ghevurah)

  • Genesi 1:20 – “Dio disse: ‘Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo.'” (Tiferet)

  • Genesi 1:22 – “Dio li benedisse: ‘Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra.'” (Nezach)

  • Genesi 1:26 – “E Dio disse: ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra.'” (Hod)

  • Genesi 1:28 – ” Dio li benedisse e disse loro: ‘Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra.'” (Yesod)

  • Genesi 1:29-30 – “Poi Dio disse: ‘Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde.’ E così avvenne.” (Malkuth)

L’undicesima Sephiroth chiamata Daat, di natura invisibile, forse a rappresentare la sintesi delle dieci Emanazioni divine. E’  collocata nella parte superiore dell’Albero della Vita, parallelamente a Tiferet nell’intersezione tra i sentieri incrociati di Chokhmah e Binah. Essa rappresenta la Conoscenza unificante che deve essere ristabilita attraverso l’Unione degli opposti. Si tratta della sede di un’intensa attività spirituale, che rimane però misteriosa ed elusiva se espressa nei termini della consapevolezza umana.

Le dieci Sephiroth (più una) costituiscono l’Albero della Vita ossia il programma secondo il quale si è svolta la creazione dei mondi; è il cammino di discesa lungo la quale le anime e le creature hanno raggiunto la loro forma attuale. Esso è anche il sentiero di risalita, attraverso cui l’intero creato può ritornare al traguardo cui tutto anela: l’unità del “grembo del Creatore”, secondo una famosa espressione cabalistica. L”‘Albero della Vita” è “La Scala di Giacobbe” (vedi Genesi 28), la cui base è appoggiata sulla terra, e la cui cima tocca il cielo. Lungo di essa gli angeli, cioè le molteplici forme di consapevolezza che animano la creazione, salgono e scendono in continuazione. Lungo di essa sale e scende anche la consapevolezza degli esseri umani.

Tramite l’Albero della Vita ci arriva il nutrimento energetico presente nei campi di Luce divina che circondano la creazione. Tale nutrimento scorre e discende lungo la serie dei canali e delle Sephiroth, assottigliandosi e suddividendosi, fino a raggiungere le creature, che ne hanno bisogno per sostenersi in vita. Lungo l’Albero della Vita salgono infine le preghiere e i pensieri di coloro che cercano Dio e che desiderano esplorare reami sempre più vasti e perfetti dell’Essere.

L’Albero della Vita son le Sephiroth costituisce la sintesi dei più noti e importanti insegnamenti della Cabalà. È un diagramma, astratto e simbolico costituito dalle dieci  Sephiroth, disposte lungo  tre pilastri verticali paralleli (le tre vie iniziatiche) tre a sinistra (la via “ardua” femminile), tre nel pilastro a destra (la via “agevole” maschile) e quattro nel pilastro centrale (la via “regale” che armonizza e concilia gli opposti).

Le Sephiroth corrispondono ad importanti concetti metafisici, a veri e propri livelli all’interno della Divinità. Inoltre, esse sono anche associate alle situazioni pratiche ed emotive attraversate da ognuno di noi, nella vita quotidiana. Le Sephiroth sono dieci principi basilari, riconoscibili nella molteplicità disordinata e complessa della vita umana, capaci di unificarla e darle senso e pienezza.

«Tua, Signore, è la grandezza (Ghedullah), la potenza (Ghevurah), la bellezza (Tiferet), la vittoria (Nezakh) e la maestà (Hod), perché tutto (Kol – appellativo di Yessod), nei cieli e sulla terra, è tuo. Signore, tuo è il regno (Mamlachah – altro nome di Malkhut); tu sei colui che ti innalzi come testa (Ro’sh – le tre Sefirot superiori) su ogni cosa. 

Osservando la figura, noterete che le dieci Sephiroth (i numeri da 1 a 10) sono collegate da ventidue canali, tre orizzontali, sette verticali e dodici diagonali che costituiscono i 22 sentieri. Ogni canale corrisponde ad una delle ventidue lettere dell’Alef Beit ebraico con tutta una specifica simbologia. I 22 sentieri e le 10 Sephiroth insieme formano le 32 Vie della Sapienza da cui scaturisce tutta la realtà sia fisica che spirituale. Ogni via è  associata ad una differente carta dei tarocchi.

 

Ad ogni Sephiroth è associato un ampio complesso di attribuzioni (informazioni, energie, qualità, vizi, essenze, divinità elementi, arcani etc.) tutti atti a definire una dimensione interiore che abbiamo necessità di conoscere, integrare e manifestare in noi per conoscere pienamente noi stessi e i misteri della creazione.

Le Sephiroth possono essere viste come l’origine di interi settori dell’esistenza sia in ambito fisico che psicologico, come pure spirituale.

Solo questo ci mostra la grande correlazione del microcosmo con il macrocosmo e come ogni cosa sia esattamente espressione del Tutto.

In ambito spirituale le dieci Sephiroth possano essere definiti come dieci fonti di luce o energia divina. Esse sono delle vere potenze con le quali connettersi per ricevere i vari insegnamenti che aiutano l’anima a percorrere un cammino verso la propria realizzazione. Solo conoscendo e integrando tutti gli aspetti delle Sephiroth, una dopo l’altra, si può sollevare i veli delle dimensioni che non ci permettono di arrivare alla vera luce, ossia all’essenza di Dio.

Come abbiamo già evidenziato all’inizio, la parola  “Sefirà”  proviene dalla radice ebraica Safar, che ha tre significati principali:

“Numero” (mispar). Si pensi all’italiano “cifra”. Le Sephiroth possono venire capite come le qualità possedute dai primi dieci numeri interi. Lo studio della Cabalà comporta quindi la chiarificazione dei concetti della numerologia, o anche la loro ridefinizione. La comprensione del valore spirituale del numero permette di derivare informazioni e qualità applicabili alla  Sefirà corrispondente.  Sotto tale aspetto le Sephiroth costituiscono unità fondamentali delle leggi fisiche e matematiche, su cui poggia la creazione e ove si rispecchiano le costanti cosmologiche e il comportamento dei più importanti fenomeni naturali. 

“Libro” o “Racconto” (sefer o sippur). Le Sefirot sono come dei libri, che contengono racconti, descrizioni, simboli, miti, personaggi, avvenimenti storici, tradizioni. Tutto il contenuto della Bibbia può venire letto secondo il paradigma delle Sephiroth: ad esempio, i primi sei giorni della Genesi sono le sei Sephiroth da Chesed a Yesod; i Patriarchi sono personificazioni dell’energia contenuta nelle Sephiroth (Abramo è Chesed, Isacco è Ghevurà, Giacobbe è Tiferet), ecc. . Sotto questo aspetto le Sephiroth possono essere analizzate come dei veri testi ricchi di insegnamenti morali e psicologici. Qui si situa anche l’interpretazione tradizionale delle Sephiroth come fasi dell’emanazione Divina e delle potenze dell’anima.

“Luce” o “Pietra preziosa” (zaffiro, sapir). Qui le Sefirot sono dei centri d’irradiamento di un’energia superiore, puro riflesso della coscienza Divina. Esse sono dei fari-guida lungo il cammino di crescita morale e spirituale, sono delle pietre preziose che arricchiscono  enormemente la natura di colui che le scopre, e sa assorbire e mettere in pratica i loro insegnamenti. A questo  livello le Sephiroth sono centri di luce dai quali si irradia costantemente il flusso benefico che guida la creazione intera verso il suo compimento finale, verso la pace e la beatitudine cosmica.

 

 

Il Percorso di discesa che troviamo come descrizione della manifestazione attraverso le Sephiroth, si può applicare a qualsiasi creazione e manifestazione. Nell’ordine inverso, cioè di risalita, le dieci Sephiroth dell’Albero della Vita corrispondono a dieci tappe di purificazione spirituale, che occorre percorrere per passare dal mondo materiale all’unione con Dio.

Keter è il punto d’entrata attraverso il quale la creazione si manifesta nel mondo, attraverso un’insufflazione permanente di esistenza. In questa tappa, la creazione guadagna la sua capacità di essere.

Chokhmah è la tappa in cui si acquisisce l’impulso primordiale, il primum mobile, che spinge la creatura nell’esistenza. La creazione guadagna qui la sua forza fondamentale, il suo desiderio di divenire. Questa energia non è orientata né strutturata in questo stadio. Il suo desiderio di realizzarsi non può ancora compiersi, poiché essa non ha ancora per realizzarlo un limite tra «sé» e «non-sé», e neanche tra «prima» e «dopo»: è un’energia assoluta, ma ancora totalmente potenziale in questo stadio.

Binah dà alla creazione la sua capacità di essere strutturata. Ponendo la possibilità di un limite, Binah permette alla forza di realizzarsi in «qualcosa» di manifesto e di attivo.

Daat corrisponde al superamento del secondo velo, quello dell’individualità. Il principio fecondante maschile di Khokhmah si unisce al principio femminile di Binah, per dare origine all’essere manifestato.

Chessed rappresenta la vocazione particolare della creatura che si è appena individualizzata. Questa forza individualizzata è il destino o l’ispirazione visionaria che dà un senso e un’identità profonda a tutta un’esistenza. In questo stadio, la creazione è dotata di un destino individualizzato. Chessed è colui che permette all’essere di acquisire la propria identità.

Ghevurah, sul pilastro della forma, rappresenta la qualità della permanenza: ogni essere tende a conservarsi. Per compiere qualcosa, occorre provocare cambiamento, e dunque far scomparire le forme che vi si oppongono; per restare sé stesso nel tempo, occorre preservare la propria identità profonda, e far scomparire ciò che la metterebbe in pericolo. Il «chirurgo celeste» taglia ciò che è necessario sacrificare per compiere il destino designato attraverso Chessed. Ghevurah è ciò che permette all’essere di mantenere la propria identità.

Tiferet realizza un equilibrio tra queste due logiche di creazione e distruzione, realizzandole fino al punto in cui è giusto e necessario. È il punto in cui la volontà di creare qualcosa di specifico diventa possibile. Tiferet è ciò che permette a un essere autonomo di essere effettivamente creato, dopo aver acquisito la sua identità e la sua capacità di conservarla.

La creazione supera in seguito il terzo velo del Paroketh: la sua storia può cominciare a svolgersi.

Nezach, sul pilastro della forza, è il luogo delle tendenze fondamentali che strutturano l’attività di questa creatura: impulsi, voglie, sentimenti, sorgenti di energie diverse e differenziate. La comprensione di Nezach dà la chiave delle motivazioni dell’essere, di ciò che lo fa muovere.

Hod, sul pilastro della forma, è il luogo delle spiegazioni, la struttura di funzionamento, ciò che collega le cose le une alle altre. È il dominio della logica e della descrizione astratta, distaccata. La comprensione di Hod dà la chiave del funzionamento dell’essere, nella maniera in cui può agire e reagire per realizzare il suo destino.

Yessod, sul pilastro della coscienza, è l’ultima tappa prima della materializzazione. È il luogo dell’interfaccia tra la coscienza e il reale. La comprensione di Yessod permette di comprendere come la coscienza possa agire sul mondo reale (e inversamente, come il reale è percepito dalla coscienza).

La creazione supera allora il terzo velo, quello dell’iniziazione, e può materializzarsi.

Malkhut è la maniera in cui la creazione è materializzata nel mondo; la tappa finale del «verbo che si fa carne». È qui che la creazione diventa oggettiva, tangibile e permanente.

La salita delle sfere

Nell’ordine inverso, le 10 Sephiroth dell’albero della Vita corrispondono a dieci tappe di purificazione spirituale, che l’iniziato percorre spiritualmente per passare dal mondo materiale all’unione con Dio:

Malkhut corrisponde a ciò che è puramente materiale e oggettivo in ciò che si sperimenta. La caratteristica del mondo materiale è di resistere al cambiamento, di essere permanente e di esistere indipendentemente da un osservatore.

Yessod è ciò che resta quando ci si libera della materia, e si prende coscienza del carattere non oggettivo delle nostre percezioni. Corrisponde all’esperienza del mondo come lo si immagina, in quanto è percepito da un osservatore. È il dominio del cambiamento e dell’apparenza.

Hod è ciò che resta quando ci si distacca dall’apparenza immediata del fenomeno, è il mondo della logica e del pensiero astratto. Corrisponde alla conoscenza, al ragionamento, alle spiegazioni.

Nezakh è ciò che resta quando si padroneggia e si elimina il commento verbale e la sua logica. È il mondo dell’emozione e della passione. È il dominio che fornisce la dinamica della nostra azione.

Tiferet è ciò che resta quando si elimina la spinta passionale, e la sua dinamica temporale. È il dominio della coscienza pura, ieratica. È il luogo in cui la bellezza dell’essere può essere contemplata in sé, perché esso si presenta integralmente, nell’eternità, con la sua logica raggiunta. «Io sono bella, o mortale, come un sogno di pietra» ; «io odio il movimento che separa le linee, e mai piango e mai rido.» Tiferet permette di contemplare tutto il suo essere, ma questa sua prima contemplazione fa prendere coscienza della sua imperfezione.

Ghevurah è ciò che si trova al di là della contemplazione introspettiva. È il dominio in cui si manifesta la disciplina necessaria a scartare ciò che è improprio, e mantenere l’essere nella sua purezza.

Chessed è ciò che resta quando si elimina il rigore intransigente necessario a Ghevurah. È il mondo della compassione, là dove può essere percepito il destino profondo dell’essere.

Binah è ciò che resta quando si può fare astrazione della giustificazione di Chessed. Non resta altro che la coscienza profonda della limitazione, di ciò che mette ostacoli, della separazione fondamentale che è la coscienza individuale quando essa si oppone al tutto.

Khokhmah è ciò che resta quando ogni differenziazione apportata da Binah è scomparsa: è l’azione pura.

Keter è l’ultima purificazione, quella in cui non sussiste altro che l’essenza in rapporto a sé stessa.

In questa scala, occorre vedere bene che tutto ciò che è al di là di Nezakh è al di là della parole, dunque qualcosa d’indicibile, che può essere provato ma difficilmente espresso se non in un modo poetico. Allo stesso modo, stati che vanno al di là di Tiferet sono al di là della coscienza personale: essi possono dunque essere sperimentati solo attraverso i loro effetti sulla coscienza, ma non direttamente: il «dito del destino» che è Ghevurah agisce solo in maniera anonima.

Concretamente, come si manifestano le Sephiroth nella vita di tutti i giorni?

Secondo la Cabala, ciascuno ha in sé una percentuale di ogni Sephiroth e la Cabala descrive il particolare ruolo che ciascuna gioca nella formazione della realtà. Le Sephiroth comprendono sia le “luci” metaforiche che i “vasi”. Il vaso è costituito dalla struttura funzionale della Sephiroth che possiede una motivazione spirituale nascosta, interiore, che ispira la sua attività e costituisce la caratteristica peculiare della luce interiore all’interno di ogni Sefirah. Quindi attraverso i  vari ruoli funzionali delle  Sephiroth è possibile convogliare l’Ohr (Luce Divina) creativo divino a tutti i livelli, all’interno del corpo umano.

La Cabala si focalizza sulle manifestazioni esoteriche di Dio nella Creazione, i vasi della Divinità e esamina le luci che riempiono questi vasi, come le strutture che rivelino l’Essenza Divina e come tale interiorità possa essere percepita.

La comprensione delle Sephiroth  si ottiene con l’assimilazione  della comparazione della loro Fonte Divina con l’anima umana e le proprietà spirituali.  La manifestazione di questo processo scaturisce esteriormente nella gioiosa sincerità della dedizione a Dio, nella vita quotidiana, con atti di bontà e preghiera ed interiormente con la profonda meditazione e contemplazione verso Dio mettendolo in relazione alla propria vita interiore.

 

Il sefer Yetzirà, il più antico testo di Cabalà, nel capitolo primo, afferma in modo perentorio:

“Dieci è il numero delle Sephiroth ineffabili, dieci e non nove, dieci e non undici. Intendi con sapienza, e sii saggio con intelligenza, investiga questi numeri, e trai da loro conoscenza, il disegno è fisso nella sua purezza, e riporta il Creatore nel Suo luogo.”

 

Teresa Columbano – Associazione Nuova Terra –

Fonti:
wikipedia

 

 

 

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