L’Eclissi di Sole del 9 Marzo… Perché il Nostro bambino Interiore Si Liberi del Passato Doloroso, Una Volta e Per Tutte

La notte fra l’otto e il nove marzo (tra le 2 e le 3 italiane) ci sarà un’eclissi di Sole che però sarà visibile esclusivamente nell’area dell’Oceano Pacifico, nell’Australia Nord Orientale e in Indonesia. Sempre il 9 marzo, la Luna Nuova prenderà vita nel mistico e spirituale segno zodiacale dei Pesci.

La Luna Nuova in Pesci ha in sé la possibilità di integrare tutte le risorse dei segni zodiacali precedenti in un’armoniosa unità. Ed è ideale per guardare dentro di noi e domandarci chi siamo, ma soprattutto cosa vogliamo essere… e non dobbiamo affrettarci a trovare una risposta ma, piuttosto, dovremmo far tacere la mente ordinaria, restando nel Silenzio… il silenzio dalla chiacchiera mentale per ascoltare il Verbo del nostro Reale Essere.

Ma cosa significa simbolicamente ed esotericamente, una eclissi?

L’eclisse ha il compito di illuminare le zone d’ombra della nostra anima… ma non lo fa con circospezione o ‘gentilezza’! Proprio per questo motivo, nei giorni precedenti all’evento astronomico, molte persone si sentono irrequiete, stanche, confuse. La Luna (la nostra anima) si metterà fra la Terra (il nostro corpo fisico) e il Sole (la nostra volontà) chiedendo di essere ascoltata. Questa fase è collegata all’unione del Lingam-Yoni, l’unione mistica del Sole e della Luna, il matrimonio sacro che permette al Vero Essere di venire alla luce.

Durante  eclissi del 9 marzo, dunque, ci verrà data la possibilità di trasformare il vissuto karmico, il passato ‘prossimo e remoto’ e di liberarci così da tutte quelle relazioni, situazioni, emozioni e pensieri che rappresentano un ostacolo alla nostra crescita personale.
 Il Sole e la Luna si uniranno a Ketu, un ‘pianeta ombra’ dell’astrologia vedica, che rappresenta il fuoco della purificazione e che ha il potere di liberarci della Ruota del Samsara, i cicli delle nascite e delle morti. 
Perché Ketu, raffigurato come un ‘serpente decapitato’, con la sua coda toccherà quella zona del cielo che gli indù chiamano Purva Bhadrapada e che rappresenta la fine, l’uscita da un ciclo…
la decapitazione del serpente, appunto. Ed è proprio come novelli Perseo che dovremo intraprendere la personale lotta contro la nostra testa della Medusa… per decapitarla.

Inoltre, ci troviamo ancora nella vibrazione della festività del Maha Shivaratri che gli indù hanno festeggiato la sera di lunedì 7 marzo. La ‘Grande notte di Shiva’ viene celebrata ogni anno in segno di devozione nei confronti del Dio Shiva, il dio noto come ‘il distruttore’. È quando Shiva si unisce nelle Nozze Sacre con la Dea Parvati, l’adorata Shakti (l’energia del Femminino Creatore)… È considerata la festività più importante e sacra dell’anno e viene celebrata nella notte che precede il novilunio tra febbraio e marzo.

In questo giorno, le posizioni dei pianeti nell’emisfero settentrionale fanno da catalizzatori potenti per aiutare il devoto che sta camminando nel percorso dell’Auto-Realizzazione a rialzare più facilmente la sua Energia Spirituale. Per tutto il giorno, i devoti cantano Om Namah Shivaya, il potente e sacro mantra di Shiva o altri antichi mantra sanscriti per aumentare il loro potere in questa festa/rituale. Gli adoratori di Shiva digiunano per l’intero giorno e vegliano durante la notte, meditando, e adorano Shiva celebrando la sua venuta sulla Terra sotto forma di Lingam, come Shiva-Lingam… e aspirano alla fusione con Parama-Shiva, il Dio Padre, il Supremo e l’Inconoscibile… l’Assoluto.

Shiva è il Trasformatore, è la terza persona della Trinità Indù (Brahma, Vishnu e Shiva), così come lo Spirito Santo è la terza persona della Trinità Cristiana: quella ‘fiamma’ che scende sugli Apostoli e ‘trasforma’ i loro cuori.

Shiva è Trasformazione… Evoluzione. Infatti, l’aspetto di distruttore che incarna non è quello di una distruzione fine a se stessa ma piuttosto la fine di vecchi paradigmi, abitudini, meccanismi per abbracciare il nuovo.

 

È la carta numero 13 dei Tarocchi Egizi, L’Immortalità… l’Immortalità come conseguenza della ‘morte’ di ciò che ci impedisce di evolvere per accogliere finalmente il nostro Vero Sé, il nostro Reale Essere.

È  il seme che deve morire affinché la piantina nasca e si sviluppi.

È la Fenice che rinasce dalle proprie ceneri.

Trasformazione ed Evoluzione.

Ecco come nel libro sacro indù Śvetāśvatara Upaniṣad (IV, 18) viene descritto Shiva, il Dio: ‘Daksha (uno dei figli del Signore, Brahma) lo vedeva vagare nudo nei campi di cremazione, cosparso della cenere dei morti, ornato d’ossa funebri e teste mozze.’

E ancora: ‘Là dove non vi è oscurità, né notte né giorno, né Essere né Non-Essere, 
 là vi è il Propizio, solo, assoluto ed eterno… 
 là vi è il glorioso splendore di quella Luce dalla quale in Principio sgorgò antica saggezza.’

Ecco, allora, che l’energia che pervade questa festività e il periodo che la avvolge ci invita ad abbandonare quelle ‘valigie’ pesanti e ingombranti che ci trasciniamo dietro non solo da anni ma piuttosto che abbiamo riempito in molte esistenze passate.

Abbandonare tutto (le vecchie sicurezze) per avere Tutto. Dobbiamo solo volerlo, con una Volontà Superiore che sia frutto del contatto intimo con il nostro Essere Interiore. Solo così saremo in grado di operare un ulteriore ‘discernimento’ e sapremo cosa tenere e cosa lasciar andare.

Parlo di ulteriore discernimento perché questa è un’operazione di ‘raffinamento’, una ulteriore tappa di un processo che ha avuto molte fasi e che è iniziato già da tempo. Ora un’altra finestra si aprirà per mostrarci ancora una parte delle nostre profondità, dei nostri abissi, delle nostre viscere… lì dove alberga la nostra ferita più sanguinante, più antica, più irrisolta. Finalmente, si mostrerà a noi resa ora visibile dall’energia di questa eclissi che illumina tutto il nostro mondo interno.

E noi, come l’Eremita –la carta numero 9 dei Tarocchi Egizi-, protetti dal Mantello della Conoscenza, poggiando sul Bastone del Potere e illuminati dalla Fiamma dell’Essere, nel Silenzio e nella Solitudine della nostra Ricerca… troveremo le false aspettative del passato, le insoddisfazioni, i dolori, le insicurezze… e con distacco sapremo vederle nella giusta prospettiva e importanza… sapremo ristabilire le priorità e operare il cambiamento necessario per ‘rinnovarci’.

Il periodo di Luna Nuova inizia due giorni prima e finisce due giorni dopo la data esatta del cambio di fase lunare, manifestando i suoi effetti principali un giorno prima e un giorno dopo. E non dimentichiamo che anche la Luna Nuova è legata alla Morte perché è collegata a Ecate, la Dea della Magia del pantheon greco-romano… una divinità psicopompa, cioè in grado di viaggiare liberamente tra il mondo degli uomini, degli Dei e il Regno dei Morti. E spesso è raffigurata con delle torce in mano, proprio per questa sua capacità di accompagnare verso la ‘morte’ facendo luce.

Di nuovo, quindi, una potente energia che ci aiuta illuminando il nostro viaggio individuale verso la Morte Interiore. Come l’Eremita anche la dea greco-romana ci indica un cammino solitario… ma, tranquilli, lo è solo apparentemente! Primo, perché non siamo mai veramente soli anche se possiamo sentirci tali (e talvolta ci sentiamo soli, eccome!)… e secondo, perché il viaggio ‘individuale’ verso il proprio Essere diventa ‘collettivo’ perché vibra nella sinergia dell’unione dei singoli intenti.

La Luna Nuova è una fase di transizione in cui il seme è presente ma non ha ancora assunto una forma definita… tutto questo è un processo, un ‘work in progress’ e non accadrà esattamente né durante la fase dell’eclisse e tantomeno in quella giornata, o il giorno successivo… si rivelerà ai nostri ‘sensi’ nei giorni, nelle settimane, nei mesi che seguiranno.

Perciò, il meglio deve ancora venire… l’Aurora di un Nuovo Giorno!

Il sommo Maestro Dante descrive così la sua uscita dall’Inferno insieme alla sua ‘guida’ Virgilio:

Lo duca e io per quel cammino ascoso intrammo a ritornar nel chiaro mondo;

e sanza cura aver d’alcun riposo, salimmo sù, el primo e io secondo,

tanto ch’i’ vidi de le cose belle che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo.

E quindi uscimmo a riveder le stelle.

(Inferno, Canto XXXIII, 133-139)

E quindi uscimmo a riveder le stelle!

Beatrice Marchetti-Associazione Nuova Terra

fonti:
it.wikipedia.org
www.cavernacosmica.com
www.losciamanesimo.org

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