L’Equinozio di Primavera… la Festa dell’Inizio e del Risveglio: non solo una Stagione, ma uno Stato di Essere! (Parte Seconda)

Ostara (chiamata anche EostreEastre oppure Eostar) è il quarto degli otto sabba celtici pagani: quattro maggiori, legati ai cicli agricoli, e quattro minori, legati ai cicli stagionali, cioè a Solstizi ed Equinozi. Questa festa è celebrata il giorno dell’Equinozio di Primavera (quando il Sole è quasi perfettamente allineato all’equatore celeste) che, in tutto il mondo e secondo tutte le tradizioni religiose, rappresenta l’eterno rigenerarsi della Vita, il risveglio della natura e la fertilità della terra, in senso letterale e simbolicoÈ il momento di equilibrio tra le forze spirituali e quelle materiali e segna l’inizio di un periodo in cui arrivano sulla Terra grandi energie e vibrazioni con il potere di ‘nutrire’ tutto ciò che è ‘manifesto’.

Le energie che si manifestano all’esterno, che vengono alla luce hanno la prevalenza su quelle immanifestate, nascoste e ci s’ncammina verso la manifestazione… è il passaggio dal sentire al fare, dalle emozioni alle azioni, che si svilupperanno con Beltaine (che si celebra intorno al 1° maggio), festa celtica celebrata a metà fra l’equinozio di primavera e il solstizio estivo (astronomicamente il giorno corretto sarebbe il 5 maggio).

Ostara è la Festa della Giovinezza, una festa legata all’entrata del Sole nella costellazione dell’Ariete e alla luna piena più prossima. La simbologia di questa festività comprende il grano (sacro a diverse divinità antiche legate alla primavera), i fioriil verde chiaro (simbolo di gemme e fiori appena nati), le uova (simbolo di rinascita), il coniglio o la lepre (simbolo di fertilità per la sua rapidità nel riprodursi), i semi e tutto quanto ricordi il fiorire della natura, la fertilità e l’abbondanza.

Questo è il momento migliore per seminare… piante e fiori e -‘come dentro così fuori’- nuovi progetti nella nostra vita, piccoli o grandi che siano!

La festa prende il nome dalla Dea Ostara di origine germanica, patrona della fertilità. La divinità si diffuse, con relativo culto e usanze festive, a tutta l’Europa toccata dalle invasioni germaniche. Aveva alcune affinità con divinità di culture più antiche come quella di Estia, in Grecia, e di Vesta nell’Impero Romano.

Era usanza, in questi giorni, offrire a Ostara (la Dea Madreun cesto di rametti su cui spuntavano le prime gemme, un cesto pieno di uova colorate di rosso (per simboleggiare il Sole primaverile) e una lepre (come simbolo del Plenilunio di Primavera). La Festa di Ostara celebra la rigenerazione della natura e la rinascita della vita, coincidente con l’equinozio di primavera.

Nell’antichità, per l’occasione, le sacerdotesse della Dea, celebravano un particolare rito che implicava l’accensione di un cero (che venne in seguito assimilato dalla tradizione cristiana) simboleggiante la fiamma eterna dell’esistenza. Il cero, all’interno dei templi dedicati alla Dea, veniva spento solo all’alba del giorno seguente.

Durante la festività venivano celebrati rituali ierogamici, durante i quali la rinascita della vita veniva esaltata e resa sacra attraverso l’unione sessuale sacra. La ierogamia o hieros gamos (dal greco ‘matrimonio sacro’) si riferisce a un rituale sessuale che simboleggia la congiunzione tra Dio e Dea, tra Cielo e Terra soprattutto quando vissuta in un rito simbolico i cui partecipanti umani rappresentano e vivono la loro sacralità, la loro divinità interiore. Questo rituale non presuppone una performance effettiva, ma è utilizzato anche in un contesto puramente simbolico o mitologico, in particolare in Alchimia.

 

 

Sono le Nozze Alchemiche, le Nozze Sacre… l’unione mistica delle due polarità: Femminino Sacro e Maschile Sacro.

I popoli anglo-sassoni chiamavano Eostre-monath il mese lunare corrispondente all’incirca al nostro aprile, e in questo periodo celebravano feste in onore della Dea Eostre associata a vari aspetti collegati al rinnovarsi della vita come la primavera, la fertilità e la lepre (per la velocità con cui prolifica). Eostre appare per la prima volta nella letteratura europea circa milletrecento anni fa, nel De temporum Ratione di Beda il Venerabile (monaco e storico inglese vissuto tra il 673 e il 735, citato anche da Dante nella Divina Commedia) che, a proposito del mese di aprile, scrive: ‘Eostarmonath ha un nome che ora è tradotto ‘mese pasquale’, e che una volta veniva usato in onore di una Dea il cui nome era Eostre, e che veniva celebrata in questo mese’. Questo santo e dottore della Chiesa spiega la natura della Dea collegando l’etimologia del suo nome al termine aus o aes, che significa ‘Est’, luogo dove nasce il Sole.

Per questo motivo, secondo il suo pensiero, Eostre è una divinità portatrice di fertilità e legata alla nascita e, quindi, all’Oriente (Est). Proprio al nome di questa Dea si fa risalire anche il termine usato per definire l’Equinozio di Primavera, chiamato dai popoli celti prima Eostar-Monath e in seguito Ostara.

Con la diffusione del Cristianesimo la Festa di Ostara venne assimilata dalla Pasqua cristiana, celebrata anch’essa il primo plenilunio successivo all’Equinozio di Primavera. La novella festa cristiana, ancora priva di un nome, in alcune lingue assimilò anche la denominazione della vecchia festa; infatti, ancora oggi, in inglese la Pasqua si dice Easter e in tedesco Ostern. Anche parecchi elementi della tradizione antica vennero inglobati dalla festività attuale, tra questi: il coniglio pasquale, simbolo di fertilità e prosperità e l’uovo, simbolo dell’embrione primordiale da cui scaturisce l’esistenza.

Quest’ultimo è il concetto di uovo cosmico già presente negli antichi miti della creazione della zona mediterranea e in molte altre culture non europee.

Infatti, la tradizione del classico uovo di cioccolato è recente, ma il dono di uova vere (decorate con qualsiasi tipo di disegni o dediche) è correlato alla festa pasquale sin dal Medioevo, perché l’uovo ha avuto un aspetto simbolico sin dall’antichità più remota. Le uova hanno spesso rivestito il ruolo del simbolo della vita in sé, ma anche della sacralità: secondo alcune credenze pagane e mitologiche del passato, il cielo e il pianeta erano considerati due emisferi che andavano a creare un unico uovo, mentre gli antichi Egizi consideravano l’uovo come il fulcro dei quattro elementi dell’universo (acqua, aria, terra e fuoco).

La tradizione del dono di uova è documentata già fra gli antichi Persiani che, all’avvento della stagione primaverile, avevano la tradizione di scambiarsi semplici uova di gallina, seguiti nel tempo da altri popoli antichi quali gli Egizi (che consideravano il cambio di stagione una sorta di primo dell’anno), i Greci e i Cinesi. Anche allora, spesso le uova venivano rudimentalmente decorate a mano.

Il noto filosofo-saggista-accademico rumeno Mircea Eliade sulla cosmogonia scrive: ‘Il motivo dell’uovo cosmogonico, attestato in Polinesia, è comune all’India antica, all’Indonesia, all’Iran, alla Grecia, alla Fenicia, alla Lettonia, all’Estonia, alla Finlandia, ai Pangwe dell’Africa occidentale, all’America centrale e alla Costa occidentale dell’America del Sud. In Russia ed in Svezia sono state trovate uova di creta in molti sepolcri. Le statue di Dioniso trovate nelle tombe in Beozia portano un uovo in mano, segno del ritorno alla vita. Era invece vietato mangiare uova agli adepti dell’Orfismo in quanto questo culto misterico ricercava l’uscita dal ciclo infinito delle reincarnazioni, cioè l’abolizione del ritorno periodico all’esistenza. L’uovo rappresenta quindi la ripetizione della nascita esemplare del Cosmo, l’imitazione della cosmogonia’.

Il Cristianesimo ha ripreso le tradizioni che vedevano nell’uovo un simbolo della vita, rielaborandole nella nuova prospettiva del Cristo Risorto. Infatti, l’uovo assomiglia a un sasso e appare privo di vita, così come il sepolcro di pietra nel quale era stato sepolto Gesù, il Cristo. Però, dentro l’uovo c’è una nuova vita pronta a sbocciare da ciò che poteva sembrare morto. In questo modo, l’uovo diventa un simbolo di Resurrezione.

Il coniglio pasquale è un simbolo molto più popolare in Inghilterra e in Germania che in Italia. Secondo la leggenda, verso la fine dell’inverno, mentre passeggiava nel bosco la Dea Eostre trovò un uccello ferito a terra. Provando compassione verso la piccola creatura, la Dea decise di trasformarlo in una lepre in modo tale che potesse superare il resto dell’inverno e trovare un rifugio. La trasformazione non fu però completa. L’uccellino, infatti, pur avendo preso l’aspetto di una lepre, mantenne la capacità di deporre le uova da lasciare in dono a Eostre come ringraziamento per aver avuto salva la vita.

Infatti, alla Dea Eostre era consacrata la lepre, simbolo di fertilità e animale sacro in molte tradizioni. I Britannici la associavano alle divinità della luna e della caccia e i Celti la consideravano un animale divinatorio. In molte culture (da quella cinese a quella indiana o africana) primeggia l’immagine della lepre impressa nella Luna, tant’è che la Dea Eostre stessa era raffigurata con una testa di lepre.

La lepre di Eostre, che deponeva l’uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell’anno, oggi è diventata il coniglio pasquale che porta in dono le uova (altro simbolo di fertilità). Sarebbe importante approfittare dell’energia di questo periodo entrando in contatto con la fase che la Natura sta ora attraversando.

Osservando i suoi cambiamenti, la sua trasformazione, il suo risveglio è più semplice comprendere quale può essere il modo migliore per celebrare in noi stessi la stagione che si sta aprendo intorno a noi, e all’interno di noi.

Attraverso la partecipazione e l’osservazione diretta avremo un aiuto per conoscere più profondamente noi stessi, il mondo circostante e le energie della Natura, liberandoci da dogmi e teorie e avvicinandoci sempre di più all’esperienza vera e diretta. Questo metterà a diretto contatto con la Conoscenza… per apprendere attraverso la sperimentazione personale, in profonda connessione con il me stesso per scoprire le proprie potenzialità e come svilupparle nell’armonia corpo-mente-Spirito.

 

Ripensiamo a quanto abbiamo sciolto e lasciato andare e ai propositi espressi interiormente a Imbolc e al calore, all’amore, alla gioia penetrati in noi allora… Perché la purificazione di Imbolc ci ha rinnovati nella nostra relazione con noi stessi e con gli altri, ci ha preparati a una apertura che, nel processo della nostra evoluzione, è l’inizio di una rinnovata ricerca personale… è una pianta che, nutrita e curata, darà i frutti a Beltaine e il raccolto a Lammas (1° agosto), primo giorno di vendemmia, periodo di raccolta.

In Primavera si celebra l’unione del Sole con la Terra. Il Sole feconda la Terra-Madre che riceve i suoi raggi e li assorbe per produrre frutti abbondanti.

Gli Iniziati, che hanno osservato il lavoro del Sole sulla Terra, hanno compreso che questo percorso di fecondazione si verifica ovunque nell’Universo, perfino nella Vita Interiore dell’uomo.

Nell’uomo è lo Spirito che rappresenta il Sole, mentre l’Anima rappresenta la Terra.

In Primavera, così come la Terra si apre ai raggi del Sole, la nostra Anima deve aprirsi ai raggi dello Spirito Divino, per essere fecondata.

(Omraam Michaël Aïvanhov)

Buona Primavera… e che l’Apertura del Cuore vi guidi sicuri fino alla meta!

Beatrice Marchetti-Associazione Nuova Terra 

 

fonti:
www.wikipedia.org
www.cronacheesoteriche.com
www.epochtimes.it
www.3bmeteo.com
www.fiorigialli.it

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